Personal strategy

Il Personal Business Strategist

Il Personal Business Strategist (PBS) è un professionista che ha la responsabilità di accrescere il valore globale del proprio cliente, attraverso l’ideazione di strategie specifiche.
I contenuti:
  • 01. Storia
  • 02. All’estero
  • 03. In Italia
  • 04. Cos’è la Personal Business Strategy.
  • 05. Cosa non è la Personal Business Strategy.
  • 06. In definitiva 
  • Il Personal Business Strategist (PBS) è un professionista che ha la responsabilità di accrescere il valore globale del proprio cliente, attraverso l’ideazione di strategie specifiche.

    A differenza di un business manager, che opera principalmente per le aziende, il Personal Business Strategist si rivolge invece alle persone.

    Storia

    L’attività del PBS è una professione di recente definizione, rientra nella disciplina della gestione strategica e ne è un sua specifica declinazione.

    Molti principi fondamentali della Personal Business Strategy sono quindi gli stessi dello Strategic Management, con cui condivide parte dei processi e delle teorie.

    Per questo motivo, se volessimo delinearne la storia dovremmo necessariamente iniziare dalla prima metà degli anni ‘50 in cui innovatori e teorici come Peter Drucker o Philip Selznick posero le basi moderne della disciplina. 

    Prima di allora, quando ci riferiva alla strategia, si intendeva quella politica o militare, ma quasi mai aziendale.

    Durante gli anni ‘50 e, ancor più, nel decennio successivo grazie ai fondamentali contributi di diversi precursori come, ad esempio, Alfred Chandler e Igor Ansoff  ecco che la strategia aziendale inizia a radicare e a definirsi come una disciplina a sé stante, autonoma ma comunque integrata nell’economia e nella gestione di un’azienda.

    Negli ultimi 30/35 anni, lo strategic management viene concepito in maniera diversa e applicato sempre con maggior frequenza anche al di fuori dell’ambito strettamente aziendale, sebbene si utilizzino nella forma e nella sostanza, gli stessi processi.

    Esempi dell’applicazione in questa nuova prospettiva non mancano: si pensi alle ultime campagne elettorali statunitensi, ad esempio, dove ogni candidato alla presidenza ha tratti distintivi chiari riconducibili a un sistema di strategie dedicate (“Yes We Can” di Obama, “Make America Great Again” di Trump o il nostrano “Prima gli Italiani” di Salvini), oppure alle dinamiche relative a specifiche persone (Greta Thunberg e il suo “Skolstrejk för klimatet”).

    Allo stesso modo strategie di personal business vengono applicate oggi a singoli professionisti, CEO, managers o proprietari di aziende poiché in questi ultimi anni si è capito che una efficace gestione della propria persona (e non solo dell’immagine) è vantaggiosa anche per la propria azienda o attività.

    All’estero

    Come era prevedibile, questo “salto” di visione ovvero l’applicazione dei processi di strategic management da dentro a fuori l’azienda, è partito dagli Stati Uniti.

    Un ruolo importante per la diffusione del ruolo di PBS (che negli Stati Uniti è conosciuto anche con il nome di Executive Coach o, più genericamente, agent), lo ha avuto, lo sport dove troviamo chiari esempi della sua applicazione. 

    Nella National Football League (NFL) o nella National Basketball Association (NBA) infatti, ogni giocatore (perlomeno quelli più promettenti) viene affiancato, a volte ancora prima del draft, da professionisti o società specializzate nel gestire le finanze, i contratti, le relazioni, l’immagine, e molto altro. Questa pratica ha due finalità: la prima quella di tutelare il professionista e “ripararlo” dalle insidie di un mercato molto competitivo, la seconda quella di gestire la sua persona in linea con la filosofia e l’immagine della squadra e della lega di appartenenza onde evitare danni di immagine e scandali costosi e difficili poi da gestire. 

    In effetti, lo sviluppo di questa disciplina non poteva non nascere da questo ambiente, che è uno dei settori trainanti dell’entertainment statunitense: la visibilità molto elevata (la finale ad esempio del SuperBowl viene seguita da decine di milioni di spettatori ogni anno) e l’alta densità di investimenti, hanno spinto il settore a dotarsi di una “struttura” di gestione e di una forma mentis in grado di amministrare tutto questo e l’unico modello efficace, ready-made, era proprio quello usato all’interno delle aziende per gestire processi complessi. 

    Il resto è cronaca recente.

    Non stupisca quindi che professionisti come David Falk, lo storico agent di Michael Jordan, siano oggi delle vere e proprie celebrities in USA. 

    Falk, ad esempio, è considerato uno tra i più influenti uomini nel mondo dello sport ed è stato inserito nella lista dei “100 Most Powerful People in Sports” ininterrottamente dal 1990 al 2001. 

    Grazie a lui e a tanti altri professionisti, gli Stati Uniti hanno saputo riconoscere prima di molti altri l’idea e poi il ruolo del Personal Business Strategist, e contemplarlo oggi nei processi di people management con normale frequenza.

    In Italia

    Diverso è il discorso nel nostro paese. 

    A causa di una cultura conservatrice e, in alcuni casi profondamente reazionaria, questa figura professionale ha difficoltà ad attecchire in maniera profonda e strutturata. Al di fuori dell’ambito dei personaggi pubblici o politici, essa raramente trova applicazione. 

    Credo si tratti di una questione di mentalità: far comprendere ad un dirigente o a un professionista che può affidarsi ad un Personal Business Strategist è molto difficile. Il limite è forse dovuto ad una scarsa diffusione e comprensione del ruolo, ma anche alla radicata convinzione secondo la quale l’acquisizione di uno status, che in Italia è socialmente considerato prestigioso come quello di avvocato, ingegnere, notaio, commercialista, debba mantenersi così, da solo, per via di una forza autodeterminante. 

    Un dato di fatto, incontrovertibile, è invece che il prezzo e il valore dei propri servizi, prodotti e attività lo determina il mercato entro il quale si compete. 

    Poco possono ormai gli “ordini professionali”, sovrastruttura italianissima dalle antiche origini, che hanno tenuto per molto tempo alto il valore degli aderenti. Oggi si gioca con regole diverse: il prestigio, il valore o, per dirla in gergo, la brand awareness, non è un diritto acquisito ma va conquistato giorno per giorno, azione dopo azione e strategia, nel nostro caso, dopo strategia. 

    Ciò che altrove è considerato un valore, cioè riconoscere i propri limiti ad affidarsi a qualcuno per gestire quei processi evolutivi che da soli non si è in grado di compiere, in Italia viene visto come una debolezza o nella migliore delle ipotesi come un accessorio condizionale per il quale difficilmente si riesce a trovare un budget o del tempo. Un gap evidente, che pone il modo di fare business in Italia indietro rispetto ad altre realtà.

    Vale la pena ribadire un concetto: affidarsi a qualcuno per gestire sé stessi e i propri affari non significa ammettere la propria incapacità: non fermiamoci a questa valutazione. Significa invece ragionare nel modo corretto, delegando a dei consulenti specializzati una parte del proprio business ottimizzando così la gestione del tempo e i risultati.

    Cos’è la Personal Business Strategy.

    Su questi scenari si definisce meglio cosa effettivamente sia la PBS. 

    Oltre la definizione, enunciata schematicamente all’inizio di questo articolo, c’è infatti ben altro. 

    In questa sede non voglio dilungarmi troppo su come si sviluppi nel dettaglio una strategia business orientata alla persona: ogni strategia è personalizzata, unica e non riusciremmo a fare una disamina valida per tutti. 

    Ciò che voglio trasmettere invece sono i concetti principali del mio mestiere e il perché esso può essere molto utile a determinate categorie di persone.

    Iniziamo con il dire che l’oggetto principale dell’attività di strategia non è solo l’impresa, ma prima di tutto la persona titolare dell’impresa pertanto i concetti, i processi e le dinamiche che dalla strategia aziendale sono mutuati ed applicati, qui, trattandosi dell’individuo, acquisiscono connotati diversi. 

    Nell’ interfacciarsi all’ideazione di una strategia per una intrapresa personale è necessario avere un approccio più ampio e competenze più trasversali (che qualcuno definirebbe “umaniste”), capaci di sfondare confini apparentemente assoluti. 

    IL PBS deve avere la capacità di mettere in relazione fatti, visioni, suggestioni, idee ed obiettivi che difficilmente sarebbero relazionabili “usando” la logica del management e marketing aziendale tradizionale; ma deve saper applicare contemporaneamente tutte quelle procedure e analisi che da sempre costituiscono la base di ogni processo strategico (Analisi PEST, STEEP, SWOT ecc..).

    Premesso questo, su cosa si trova ad operare la Personal Business Strategy?

    Principalmente sulle esigenze del cliente e sui suoi obiettivi a medio e lungo termine.

    Facendo leva sui suoi punti di forza il PBS costruisce strategie per risolvere quei piccoli grandi ostacoli che si interpongono tra lo stato attuale della persona e il raggiungimento dei traguardi desiderati. Questa attività di friction-removing che avviene quotidianamente agendo su problemi reali, avviene contestualmente all’applicazione di un’altra strategia: quella di accrescere il valore (economico e d’immagine) del mio cliente.

    Cosa non è la Personal Business Strategy.

    Vorrei ora sgombrare il campo da fraintendimenti e dubbi. 

    C’è il rischio che l’attività di Business Strategy, venga confusa con qualcos’altro come, ad esempio con il Coaching. E’ quindi il caso di affermarlo con chiarezza: il Personal Business Strategist non è un coach.

    Se è vero, come sostiene il suo fondatore Sir John Whitmore, che il coaching è “accompagnare le persone verso il massimo rendimento, attraverso un processo autonomo di apprendimento”, ciò si discosta da quello che è invece il compito di un Personal Business Strategist. Quest’ultimo infatti non è un allenatore (coach) la cui unica finalità è raggiungere gli obiettivi attraverso un “processo relazionale” bensì, come ampiamente detto in precedenza, gestire insieme al cliente i suoi affari attraverso strategie globali ideate appositamente.

    Non voglio qui dissociarmi o condannare l’attività di coaching sia ben chiaro, (benché io non condivida il metodo G.R.O.W.), ma sottolineare una netta differenza tra le due attività.

    Da un Business Strategist, raramente si sentirà parlare di crescita personale, crescita motivazionale, o miglioramento delle performance. 

    Questo perchè, semplicemente, non è la materia che trattiamo.

    Allo stesso modo, e rispondo qui ai tanti che me lo chiedono, non siamo dei personal branders né tantomeno “Business Celebrity Builders”. 

    L’attività di personal branding fa sì parte della nostra attività di consulenza professionale (con azioni mirate al bisogno), ma non è l’attività principale.

    In definitiva: il nostro cliente non è colui che deve costruirsi una identità professionale, né colui che ha il bisogno di crescere emozionalmente o trovare motivazioni per andare avanti. 

    Il cliente che mi trovo ad affiancare non deve risolvere nulla a livello personale e io non sono chiamato ad aiutarlo nell’affermazione di sè, perchè egli sa già bene chi è e cosa vuole. 

    Chi si rivolge ad un PBS ha bisogno di ottimizzare il suo business attraverso strategie e processi concreti, misurabili e puntuali. 

    In definitiva 

    E’ più semplice delineare ora chi sono le persone che potrebbero contattare un PBS ed avvalersi della sua consulenza professionale.

    In linea generale, si rivolge ad un business strategist chi ha necessità (non desiderio) di conferire un ordine alle competenze e alle abilità acquisite nel corso della sua vita personale e professionale, ottimizzarle e metterle a profitto. 0E quando dico “metterle a profitto” non significa necessariamente capitalizzarle economicamente (aumentare il fatturato per intenderci), bensì gerarchizzare tutti le variabili positive e far sì che esse generino un benessere che si può declinare  nell’aumento del guadagno ma anche, e questa è la richiesta più frequente, nel bilanciamento di tutti gli assets esistenziali, economici e lavorativi. 

    Il mio lavoro, in estrema sintesi, è creare strategie complesse che sappiano armonizzare la vita, in senso ampio, del mio cliente. 

    Questa operazione di balancing richiede, una attitudine incondizionata da parte del Business Strategist, ma anche un impegno notevole da parte del cliente che è chiamato ad affidarsi al consulente per un periodo non breve.

    E’ facile quindi desumere che, in primo luogo, la figura professionale del PBS non sia comune e richiede un buon numero di competenze “rotonde”, fluide  e trasversali (art direction, marketing, reputation management, digital strategy solo per citarne alcune) che devono ben fondersi con doti e qualità umane (empatia, sensibilità ad esempio) in un unico e ben performante flusso di lavoro; in secondo luogo che anche il cliente che si approccia ad un percorso di consulenza del genere deve avere una personalità forte, obiettivi ben chiari e sufficienti risorse per poterlo sostenere.