Crescita aziendale: crescere senza perdere forma

La loggia degli Innocenti ripete lo stesso modulo. Edith Penrose spiegò nel 1959 perché anche la crescita di un’impresa ha un passo che non si forza.

Nel video, in Piazza della Santissima Annunziata a Firenze, dico che qui ogni cosa sembra avere una proporzione pensata per l’uomo, e che un’azienda dovrebbe chiedersi non solo quanto può crescere ma come può restare armonica. Qui racconto la loggia di Brunelleschi che si affaccia sulla piazza, e un libro di economia del 1959, di Edith Penrose, che spiega perché anche la crescita di un’impresa ha un passo.

Trascrizione del video

Quando si visitano, o si abitano, città dalla forte impronta rinascimentale — come Firenze, nella quale ci troviamo ora — si percepisce qualcosa che va oltre la bellezza visibile.

Un senso di ordine sottile, di equilibrio naturale, come se ogni cosa fosse stata pensata non solo per essere ammirata, ma per durare nel tempo.

A Firenze, ad esempio, ogni cosa sembra avere una misura.

E questo non è un limite, è un respiro.

Le facciate, i chiostri, le piazze — tutto è pensato per accogliere l’uomo, non per sovrastarlo.

È in questa proporzione che il Rinascimento ha trovato la sua eternità.

La misura non è la gabbia dell’ambizione, ma il suo criterio più alto.

È ciò che permette a un’idea di non perdersi, e a un’impresa di non diventare meccanica.

Ogni azienda, come ogni architettura, dovrebbe quindi chiedersi non solo quanto può crescere, ma come può restare armonica.

Perché un’impresa che ignora la propria misura, finisce per deformare la realtà, e trasformare la strategia in potenza sterile.

Il business strategist, in questo senso, garantisce la proporzione: colui che ricorda al progetto la sua anima, che tiene insieme i numeri e le parole, la redditività e il senso.

Posti come questo ci insegnano che la vera innovazione non nasce dall’eccesso, ma dall’equilibrio.

E che la misura, in fondo, è la forma più alta della libertà e anche della buona gestione di un progetto d’impresa.

In sintesi

  • Andrea Barchiesi, business strategist, sostiene che un’impresa può crescere solo al passo con cui chi la guida impara a lavorare con le persone nuove, e che oltre quel passo comincia a perdere forma.
  • Edith Penrose spiegò nel 1959 che la direzione già presente pone un limite all’espansione di un’impresa in ogni periodo, perché l’esperienza di lavorare insieme non si compra sul mercato.
  • Il limite però si sposta: con il tempo la direzione impara, e l’impresa può crescere di nuovo.

La mia tesi

Un’impresa può crescere solo al passo con cui chi la guida impara a lavorare con le persone nuove, e oltre quel passo comincia a perdere forma.

La loggia degli Innocenti è costruita su un modulo

Su un lato della piazza c’è lo Spedale degli Innocenti, costruito per accogliere i bambini abbandonati. L’Arte della seta lo affidò a Filippo Brunelleschi, che ne diresse il cantiere dal 1419 al 1427, e il primo bambino vi fu accolto il 5 febbraio 1445 (Museo degli Innocenti). Quarant’anni dopo, nel 1485, è lo stesso Spedale per cui Domenico Ghirlandaio firmò il contratto che racconto parlando della committenza.

La loggia sulla piazza ha nove campate, e ognuna ripete lo stesso modulo: la distanza fra le colonne, misurata da un asse all’altro, è di 10 braccia fiorentine, circa 5,8 metri, ed è uguale alla profondità del portico. Ogni campata è all’incirca un cubo, coperto da una piccola cupola. Nel 1516, sul lato opposto della piazza, Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d’Agnolo cominciarono la loggia dei Servi di Maria sullo stesso disegno, e dal 1599 Giovanni Battista Caccini lo riprese nel portico della chiesa della Santissima Annunziata. La piazza è cresciuta per quasi due secoli, e ogni aggiunta ha seguito il modulo della prima.

Un’impresa può crescere solo al passo con cui chi la guida impara a lavorare con le persone nuove, e oltre quel passo comincia a perdere forma.

La proporzione si difende in cantiere

La proporzione degli Innocenti non è rimasta intatta. Nel 1427, quando Brunelleschi aveva già lasciato i lavori, Francesco della Luna, che seguiva la fabbrica, apportò al progetto modifiche determinanti: aggiunse un secondo piano e cambiò le proporzioni e la disposizione dell’architrave e delle cornici. Antonio Manetti, il primo biografo di Brunelleschi, le criticò duramente (Dizionario Biografico degli Italiani). Il dettaglio conta per chi guida un’azienda. La forma di un edificio, come quella di un’impresa, dipende anche da chi continua il lavoro quando chi l’ha pensato non c’è più, e da quanto ha condiviso con lui.

Edith Penrose: la crescita ha il passo di chi sa già lavorare insieme

Nel 1959 l’economista Edith Penrose pubblicò The Theory of the Growth of the Firm, uscito in Italia nel 1973 come La teoria dell’espansione dell’impresa (Franco Angeli). Per Penrose un’impresa è più di un’unità amministrativa: è un insieme di risorse produttive, e ciò che conta sono i servizi che quelle risorse sanno dare, secondo il modo in cui vengono usate.

Fra quelle risorse ce n’è una che non si compra. Le capacità della direzione già presente, scrive Penrose, «pongono necessariamente un limite all’espansione di quell’impresa in ogni periodo di tempo», perché una direzione così non si può assumere sul mercato. Un gruppo dirigente, aggiunge, è più di un insieme di persone: è un insieme di persone che hanno esperienza di lavoro comune. I manager nuovi vanno accolti, istruiti e messi in condizione di lavorare con gli altri, e questo lavoro lo fanno i manager che ci sono già.

Edith Penrose spiegò nel 1959 che la direzione già presente pone un limite all’espansione di un’impresa in ogni periodo, perché l’esperienza di lavorare insieme non si compra sul mercato.

La conseguenza la scrive lei stessa. Se un’impresa allarga la sua organizzazione più in fretta di quanto le persone riescano a fare esperienza le une con le altre, l’efficienza ne soffre anche con la struttura giusta, e nei casi estremi l’impresa può non reggere più la concorrenza. È il rischio che corre un’azienda quando passa dalle decisioni del fondatore a una struttura, di cui ho scritto a proposito della managerializzazione: la struttura si disegna prima di saperla far funzionare.

Il limite si sposta, se la crescita rispetta il suo passo

Il quarto capitolo del libro di Penrose ha un titolo che toglie al limite ogni aria di condanna: Espansione senza fusioni: il limite manageriale che arretra (The Receding Managerial Limit). Con il tempo le persone nuove fanno esperienza, la direzione si allarga e l’impresa può crescere ancora. In una nota Penrose riporta il caso di un’azienda chimica che si era data un tasso di crescita ottimale espresso come aumento annuo del personale, calcolato sul numero di persone nuove che riteneva di poter assimilare ogni anno.

Il limite si sposta: con il tempo la direzione impara, e l’impresa può crescere di nuovo.

Per questo la domanda del video, come può restare armonica un’azienda che cresce, è una domanda pratica. Chi guida un’azienda decide quanto in fretta assumere e quanto in fretta allargarsi. Ogni decisione di questo tipo è anche una decisione su quanta esperienza nuova la direzione dovrà costruire nello stesso tempo. Nel video dico che il business strategist garantisce la proporzione: la tiene presente, insieme alla proprietà e al board, quando la crescita accelera, e aiuta a decidere che cosa non fare quando le occasioni sono più di quante l’azienda possa assorbire. È una delle scelte del lavoro su direzione e priorità, e una delle più difficili di una strategia d’impresa.

Cosa fare e cosa non fare

  • Prima di crescere, stimare quante persone nuove la direzione può accogliere e formare nello stesso anno.
  • Far crescere chi guida insieme ai volumi, e non dopo.
  • Valutare ogni apertura o acquisizione anche per l’esperienza che chiede alla direzione.
  • Non leggere un limite alla crescita come un limite dell’azienda: spesso è una questione di tempo.
  • Non inseguire ogni occasione solo perché il mercato la offre.

Fonti

Strategia d’impresa

La strategia d’impresa è l’insieme delle decisioni con cui un’azienda sceglie cosa fare e cosa non fare per raggiungere i propri obiettivi di lungo termine, migliorare la propria posizione competitiva e crescere in modo sostenibile.

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