Efficienza aziendale: la forma dei processi conta

A Brooklyn, una lezione che Adriano Olivetti aveva già messo in fabbrica: un processo ben progettato funziona anche perché è chiaro.

Nel video, a Brooklyn, dico che negli Stati Uniti mi colpisce quanto si apprezzi una certa visione italiana del lavoro, la capacità di dare una forma anche all’efficienza. Qui provo a spiegare perché va oltre il gusto: ha una storia industriale precisa, quella di Adriano Olivetti, e una spiegazione economica che chi guida un’azienda può usare.

Trascrizione del video

Ora ci troviamo a Brooklyn, in una delle zone storiche: qui, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, centinaia di migliaia di italiani si stabilirono e costruirono delle comunità prospere, la cui eredità sopravvive ancora oggi, qui, tra questi edifici.

Parto proprio da quest’aspetto perché qui incontro spesso imprenditori e investitori americani, e mi colpisce sempre quanto apprezzino una certa visione italiana del lavoro.

E non mi riferisco solo agli aspetti che riguardano la creatività o il design, ma a qualcosa di più profondo: ovvero la capacità di dare una forma anche all’efficienza.

Noi italiani infatti abbiamo imparato che la funzionalità non è in contrasto con l’estetica.

Che un processo ben progettato, un sistema che funziona, può avere eleganza.

Ed è questo che spesso mi viene riconosciuto quando lavoro con realtà americane: ovvero la capacità di avere una visione completa.

La capacità di coniugare numeri e sensibilità, analisi dei dati e cultura, metodo e percezione.

Nel mio ruolo di business strategist, in effetti, cerco proprio questo: rendere chiari e armonici i processi aziendali, costruire efficienza senza perdere identità, migliorare la performance senza sacrificare la forma.

Perché la vera innovazione non è solo fare di più, ma farlo meglio, con coerenza, con bellezza, in profondità.

Ed è questo quello che qui, negli Stati Uniti, viene compreso e rispettato.

In sintesi

  • Andrea Barchiesi, business strategist, sostiene che la forma di un processo fa parte della sua efficienza: un sistema chiaro si usa meglio, si corregge prima e trattiene chi ci lavora.
  • Adriano Olivetti costruì fabbriche in cui architettura, luce e servizi facevano parte del modo di produrre, e nel 2018 l’UNESCO ha riconosciuto Ivrea come città industriale del Novecento.
  • Felix Oberholzer-Gee spiega con il value stick perché la cura del lavoro crea valore anche dal lato dei dipendenti; ma la cura della forma diventa un alibi quando costa più di quanto rende.

La mia tesi

La forma di un processo fa parte della sua efficienza: un sistema chiaro si usa meglio, si corregge prima e trattiene chi ci lavora.

A Brooklyn, tra questi edifici

Il video è girato a Carroll Gardens, un quartiere di Brooklyn che fino agli anni Sessanta si considerava parte di Red Hook e che dalla fine dell’Ottocento si era riempito di immigrati italiani, molti dei quali lavoravano nel porto. Nel 1920 vivevano a New York circa 390.000 persone nate in Italia, e più di un terzo di loro abitava a Brooklyn (NYC Department of City Planning). Molte delle case a schiera di quelle strade sono ancora quelle dell’Ottocento (Landmarks Preservation Commission, 1973).

Da qui parto, perché negli Stati Uniti mi capita spesso di sentir apprezzare qualcosa che in Italia diamo per scontato. Riguarda la creatività e il design solo in parte. Riguarda soprattutto il modo di progettare un processo, un servizio, un’organizzazione, con l’idea che la forma faccia parte del risultato.

La forma di un processo fa parte della sua efficienza: un sistema chiaro si usa meglio, si corregge prima e trattiene chi ci lavora.

Olivetti costruì la fabbrica come un progetto

Il 23 aprile 1955 Adriano Olivetti inaugurò lo stabilimento di Pozzuoli, progettato da Luigi Cosenza, con i giardini di Pietro Porcinai e i colori di Marcello Nizzoli. Nel discorso ai lavoratori, poi raccolto in Città dell’uomo (Edizioni di Comunità, 1960), disse che la fabbrica si era elevata «in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno». E pose una domanda che resta attuale: «Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti?».

Per Olivetti la luce, gli spazi, i servizi per chi lavorava erano parte del modo di produrre, come le macchine. Le fabbriche e le case di Ivrea costruite con questo criterio sono state iscritte nel 2018 nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO, come «Ivrea, città industriale del XX secolo»: una delle prime e più alte espressioni, scrive l’UNESCO, di una visione moderna del rapporto con la produzione.

Adriano Olivetti costruì fabbriche in cui architettura, luce e servizi facevano parte del modo di produrre; nel 2018 l’UNESCO ha riconosciuto Ivrea come città industriale del Novecento.

La forma crea valore da due lati

L’intuizione di Olivetti ha oggi una spiegazione che un economista può accettare. Felix Oberholzer-Gee, professore alla Harvard Business School, in Better, Simpler Strategy (2021) riduce la strategia a due leve, che ho raccontato nella recensione del libro. Un’azienda crea valore se alza la disponibilità a pagare dei clienti, o se abbassa la disponibilità a vendere di chi lavora con lei: dipendenti e fornitori. Lo schema che tiene insieme le due cose è il value stick.

Per i dipendenti la disponibilità a vendere è il compenso più basso per cui una persona accetta un lavoro. Dipende dalla natura e dall’intensità del lavoro, dalle prospettive, dal clima, dalle alternative. Le aziende che offrono un lavoro davvero coinvolgente, scrive Oberholzer-Gee, creano valore abbassando quella soglia. Un processo chiaro, un ambiente ben progettato, regole comprensibili lavorano proprio lì: rendono il lavoro meno faticoso da sopportare e più facile da fare bene.

Dal lato dei clienti accade qualcosa di simile. Un servizio che si capisce al primo uso, un ordine che si segue senza telefonare, una fattura leggibile alzano la disponibilità a pagare, perché tolgono attriti che il cliente avrebbe dovuto sopportare. È la ragione per cui nel video parlo di processi «chiari e armonici»: la chiarezza ha un valore economico, prima che estetico.

Quando la cura della forma costa troppo

Questa lezione ha un rovescio. La cura della forma può diventare un modo elegante di non decidere: si rifà la sede, si ridisegnano i moduli, si cura l’immagine, e intanto il processo resta lento. La bellezza diventa un alibi quando serve a nascondere un problema invece che a toglierlo.

La cura della forma diventa un alibi quando costa più di quanto rende: serve se toglie attriti, non se li nasconde.

Il criterio, per chi guida un’azienda, è semplice da dire e faticoso da applicare: ogni intervento sulla forma di un processo deve rendere il lavoro più facile per chi lo fa o per chi lo riceve, e lo si deve poter vedere. Olivetti lo sapeva bene: le sue fabbriche erano belle, e producevano macchine che si vendevano in tutto il mondo. Quando lavoro con realtà americane, nel lavoro di internazionalizzazione, è questa combinazione che mi viene riconosciuta, come dico nel video: la forma come parte dell’efficienza.

Cosa fare e cosa non fare

  • Guardare un processo dal punto di vista di chi lo usa ogni giorno, dentro e fuori dall’azienda.
  • Togliere i passaggi che nessuno sa spiegare, prima di renderli più belli.
  • Contare la cura del lavoro tra le leve che creano valore, accanto ai prezzi e ai costi.
  • Non investire nella forma per coprire una decisione che manca.
  • Non giudicare un intervento dalla sua eleganza, ma da quanto rende il lavoro più facile.

Fonti

Value stick

Il value stick è uno schema che mostra come il valore creato da un’azienda si divide tra clienti, azienda, dipendenti e fornitori, partendo dalla disponibilità a pagare (WTP) e dalla disponibilità a vendere (WTS).

Definizione completa

WTP – Willingness To Pay

La willingness to pay (WTP), in italiano «disponibilità a pagare», è la somma massima che un consumatore è disposto a spendere per un bene o un servizio.

Definizione completa

WTS – Willingness To Sell

La willingness to sell (WTS), in italiano «disponibilità a vendere», è la somma minima che un venditore è disposto ad accettare per cedere un bene o un servizio.

Definizione completa

Internazionalizzazione

Il lavoro all’estero comincia in Italia: preparo l’azienda agli standard che un partner o un investitore americano si aspetta, poi la accompagno negli Stati Uniti fino all’impianto.

Il primo incontro è gratuito, di persona o online.

Oppure scrivimi a [email protected] o chiamami al +39 331 178 6035.